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martedì 7 aprile 2015

Scrivi di ciò che conosci...ma la mia vita non è avventurosa come quella di Hemingway!

Già. E questo è un fatto. Scrivere di ciò che si conosce implica scrivere di qualcosa che ci sta attorno e dato che la mia vita è abbastanza sull’uniforme, non ho molta speranza di riuscire a catturare l’attenzione del lettore.  Non ci sono assassini per la strada (almeno finora...e spero che continui così), la casa del vicino non è abitata da extraterrestri e nel percorso casa-lavoro il climax corrisponde all’attraversamento in bicicletta della strada dietro alla piazza: al massimo mi può capitare di avvertire il motore ruggente dell’auto dietro a me che aspetta impaziente. Ecco, niente di emozionante. Ma allora perché dovrei scrivere di qualcosa che conosco? A nessuno interessa sapere che ho impiegato dieci minuti in più ad uscire di casa perchè il gatto mi ha vomitato sul tappeto.
Foto di bicicletta su vanillasnotes

venerdì 14 marzo 2014

Qualche consiglio da Raymond Carver

Oggi voglio parlare di uno dei miei idoli: Raymond Carver. Andando a zonzo sul sito di The Paris Review ho trovato una bella intervista che spiega anche un po' il metodo di lavoro dello scrittore.
Ne riporto alcuni estratti in lingua originale e a seguire la mia traduzione casalinga.
L'intervista completa è qui e vale proprio la pena leggersela. C'è molto da imparare.

Raymond Carver, The Art of Fiction No. 76
Raymond Carver, L'arte della narrativa, n. 76

Interviewed by Mona Simpson, Lewis Buzbee
Intervistato da Mona Simpson, Lewis Buzbee


The fiction I'm most interested in has lines of reference to the real world. None of my stories really happened, of course. But there's always something, some element, something said to me or that I witnessed, that may be the starting place. Here's an example: “That's the last Christmas you'll ever ruin for us!” I was drunk when I heard that, but I remembered it. And later, much later, when I was sober, using only that one line and other things I imagined, imagined so accurately that they could have happened, I made a story—“A Serious Talk.”* 

La narrativa che più mi interessa ha delle linee di congiungimento con il mondo reale. Nessuna delle mie storie è realmente accaduta, naturalmente. Ma c'è sempre qualcosa, qualche elemento, qualcosa che è stato detto o a cui ho assistito, che potrebbe diventare il punto di partenza [della storia]. Ad esempio: "Questo è l'ultimo Natale che ci rovini!" Ero ubriaco quando ho sentito queste parole, ma me le sono ricordate. E più tardi, molto più tardi, quando ero sobrio, utilizzando solo quella frase ed altre cose che ho immaginato, immaginato così accuratamente che sarebbero potute accadere, ho scritto un racconto, "Un discorso serio"* 

*In “Di cosa parliamo quando parliamo d'amore?” (What we talk about when we talk about love?)

Immagine di Raymond Carver su Vanillasnotes
Ph. credit qui